
Neuroni innovativi: la chiave per recuperare i movimenti dopo un ictus - ©ANSA Photo
L’ictus rappresenta una delle sfide più gravi nel campo della medicina e della riabilitazione. Ogni anno, in Italia, quasi 185.000 persone vengono colpite da questa patologia, con circa 45.000 di loro che sopravvivono a esiti gravemente invalidanti. Tuttavia, solo una frazione di questi pazienti riceve un trattamento di recupero motorio adeguato. Le difficoltà di accesso alle cure e le procedure non omogenee possono portare a ritardi significativi, vanificando le possibilità di recupero. Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto passi da gigante nel comprendere i meccanismi cerebrali coinvolti nel recupero post-ictus, aprendo la strada a nuove speranze.
Il ruolo dei neuroni parvalbuminici
Una delle aree di studio più promettenti riguarda i neuroni parvalbuminici, un tipo di neurone che gioca un ruolo cruciale nella generazione di un ritmo cerebrale specifico, noto come oscillazione gamma. Queste oscillazioni sono fondamentali per il coordinamento delle reti neuronali, essenziali per il movimento. In caso di ictus, queste oscillazioni tendono a scomparire, portando a una perdita di connessioni tra le cellule cerebrali, anche lontano dal sito della lesione. La disconnessione dei neuroni parvalbuminici comporta una riduzione della capacità del cervello di attivare in modo coordinato le reti cerebrali, compromettendo il recupero motorio.
Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California di Los Angeles, coordinato da S. Thomas Carmichael e pubblicato su Nature Communications, ha evidenziato l’importanza di ripristinare le oscillazioni gamma nel cervello post-ictus. L’obiettivo della ricerca è duplice:
- Migliorare la fisioterapia personalizzata.
- Sviluppare farmaci specifici che possano favorire la ripresa delle funzioni motorie.
Carmichael sottolinea l’importanza di un approccio che combini riabilitazione fisica e interventi farmacologici. “L’obiettivo è avere un medicinale che i pazienti colpiti da ictus possano assumere e che produca gli effetti della riabilitazione”, ha dichiarato l’esperto.
La riabilitazione e il ripristino delle connessioni neuronali
Per comprendere come la riabilitazione fisica possa influenzare il recupero, i ricercatori hanno esaminato i modelli di ictus nei topi e nei pazienti umani. Hanno scoperto che l’ictus provoca una perdita di connessioni neuronali e che le cellule cerebrali a una certa distanza dal sito dell’ictus possono disconnettersi dagli altri neuroni. Questa disconnessione interferisce con il normale funzionamento delle reti cerebrali, rendendo difficile il recupero della mobilità.
La ricerca si è focalizzata in particolare sui neuroni parvalbuminici, noti per generare le oscillazioni gamma. Attraverso la riabilitazione, sia nei modelli animali che nei pazienti umani, è stato possibile ripristinare queste oscillazioni, favorendo il recupero della funzione motoria. Alcuni studi hanno dimostrato che la riabilitazione non solo riporta le oscillazioni gamma, ma può anche riparare le connessioni perse dei neuroni parvalbuminici.
Farmaci e futuro della riabilitazione post-ictus
In questo contesto, i ricercatori stanno esplorando anche la possibilità di utilizzare farmaci specifici per stimolare la produzione di oscillazioni gamma post-ictus. Uno dei candidati promettenti è il DDL-920, sviluppato da John Varghese nello stesso laboratorio di Carmichael. Questo composto ha dimostrato di favorire un significativo recupero del controllo motorio in modelli animali di ictus, suggerendo che un approccio farmacologico mirato potrebbe essere un valido complemento alla riabilitazione tradizionale. Tuttavia, è importante sottolineare che questa è solo una potenziale via di sviluppo e che sono necessarie ulteriori ricerche per valutare l’efficacia di questi farmaci nei pazienti umani.
La tempistica gioca un ruolo cruciale nel recupero da un ictus. La rapidità dei soccorsi è fondamentale, poiché una risposta tempestiva può limitare i danni cerebrali e migliorare le prospettive di riabilitazione. Non appena si manifestano i segni di un ictus, è essenziale contattare immediatamente i servizi di emergenza. Anche nella fase di riabilitazione, l’intervento precoce è determinante per ottenere risultati ottimali.
In Italia, la situazione è complessa. Nonostante i progressi nella comprensione dei meccanismi cerebrali coinvolti nel recupero post-ictus, molti pazienti non ricevono il trattamento adeguato. La mancanza di accesso a cure specialistiche e le differenze nelle procedure di riabilitazione possono ostacolare i progressi. Ogni settimana che passa dalla diagnosi di un ictus è cruciale, poiché il coinvolgimento tempestivo dei reparti di riabilitazione può fare la differenza nel recupero delle funzioni motorie.
Il futuro della riabilitazione post-ictus appare promettente, grazie all’attenzione crescente rivolta ai neuroni parvalbuminici e alle oscillazioni gamma. Con il progredire della ricerca e lo sviluppo di nuove terapie, si spera di migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti colpiti da ictus, consentendo loro di riacquistare la mobilità e l’autonomia perdute.