Dott. Ugo Miraglia, cardiologo: “Sindrome cardio-metabolica: i fattori di rischio e le possibili conseguenze”

Il dott. Ugo Miraglia ha affrontato il tema della sindrome metabolica, patologia che ne racchiude ben più di una. Considerando che essa accorcia la vita del 20-30 per cento, stupisce il fatto che la maggior parte dei pazienti non se ne preoccupi nemmeno. L’esperto ha spiegato di che si tratta, quali sono i fattori di rischio da tenere sotto controllo e come fare prevenzione per evitare di ammalarsi. Il cardiologo se ne occupa presso il centro cardio-metabolico Fisiomed di Roma e VelvetBody ha cercato di approfondire la questione per sensibilizzare sull’argomento.

Cos’è la sindrome cardio-metabolica?
Si chiama sindrome cardio-metabolica perché non è un’unica malattia bensì un insieme di fattori di rischio. Tali fattori di rischio sono legati a problemi di sovrappeso, problemi metabolici veri e propri (l’alterazione del profilo lipidico, quindi ipercolesterolemie, e l’alterazione del profilo glicilico, quindi diabete mellito), nonché problematiche legate all’eccesso ponderale, ovvero all’eccesso di peso. Si tratta quindi di questioni che riguardano l’alimentazione, fondamentale per ogni individuo, ma anche lo stile di vita a 360 gradi. La sindrome cardio-metabolica comprende un insieme di problematiche diverse che poi vanno ad interagire tra di loro e sfociano in malattia il più delle volte di natura cardiovascolare.

Quali possono essere le conseguenze?
La sindrome cardio-metabolica può avere gravi ripercussioni a livello del sistema cardiovascolare, quindi sia a livello cardiaco (cuore) che a livello vascolare (delle arterie). Le patologie più importanti manifestate dal paziente affetto da sindrome cardio-metabolica sono le patologie aterosclerotiche. Mi riferisco quindi a quelle che, a causa di un eccesso di colesterolo, portano alla formazione di placche all’interno delle arterie. Queste placche vanno piano piano ad ostruire il vaso. Si tratta in primis di una patologia arteriosa, ma diventa cardiaca perché le placche vanno ad interessare le artieri coronarie, ovvero quelle che nutrono il cuore. La loro ostruzione porta a patologie ischemiche, tra cui la più grave è senza dubbio l’infarto.

Quali sono le parti del corpo più soggetti al rischio?
Tale patologia aterosclerotica può interessare tutte le arterie, quindi anche la aorta addominale e toracica, quelle degli arti superiori (anche se in misura minore) e quelle degli arti inferiori. Il risultato sono appunto tutta una serie di patologie dovute al mancato flusso di sangue causato dall’ostruzione del vaso.

Un’altra patologia diffusa tra i pazienti affetti da sindrome cardio metabolica è l’ipertensione arteriosa. Anche in questo caso può essere interessato il cuore ma anche altri distretti arteriosi. Ovviamente i due organi più colpiti sono il cuore e il cervello con la circolazione cerebrale (basti pensare all’ictus ischemico).

Cosa può fare il paziente per prevenire tali patologie, intervenendo per tempo?
Un centro cardio-metabolico può sottoporre il paziente a diverse visite con specialisti in cardiologia, nutrizione, internistica e così via. Un esempio: se una visita preliminare dal cardiologo fa scattare un allarme, allora quel paziente andrà dallo specialista di riferimento e riceverà tutti i consigli e le cure necessarie. Si tratta di problemi cronico-degenerativi, di conseguenza i fattori di rischio sopracitati vanno monitorati e tenuti sotto controllo. La prevenzione va fatta in modo dinamico, affidandosi a specialisti diversi a seconda del proprio profilo. Poi sicuramente bisogna migliorare il proprio stile di vita e l’alimentazione, quello è fondamentale.

Photo credits Fisiomed

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