Influenza di gennaio: un milione di ammalati, sintomi e durata

Il mese di gennaio 2019 è cominciato all’insegna delle basse temperature e dei malanni di stagione. Oltre a raffreddore e influenza, che comunque hanno già messo a letto circa un milione di italiani, bisogna fare i conti con febbre, bronchite, tosse e complicanze varie. Le zone più colpite, numeri alla mano, risultano essere la provincia autonoma di Trento, Marche, Abruzzo, Campania e Sicilia. Il picco tuttavia non è ancora arrivato: lo si registrerà verso la fine del mese. La rete Influnet parla di un’incidenza pari a 4,2 casi ogni 1000 assistiti. Colpiti soprattutto i bambini al di sotto dei 5 anni, tra i quali l’incidenza arriva a 11,2 casi su 1000. Dall’inizio della stagione gli ammalati che è stato possibile contare sono circa un milione e mezzo, destinati ovviamente a moltiplicarsi in modo esponenziale nelle settimane centrali di gennaio,

Influenza 2019: sintomi e durata

L’influenza partita a gennaio, proprio come quella che ha chiuso il 2018, presenza i sintomi più classici: brividi di febbre, dolori articolari, tosse e debolezza. Per guarire velocemente bisogna concedersi molto riposo a letto, assicurarsi di reidratarsi con bevande calde, assumere farmaci antifebbrili, calmanti della tosse e mucolitico, emollienti e balsamici (chiedendo consiglio al proprio medico). Infine, è sempre bene prestare la massima attenzione per evitare di incorrere in complicanze quali bronchiti, broncopolmoniti e otiti. L’influenza, in assenza di complicanze, impegna l’organismo per un periodo che va dai 3 ai 5 giorni. In questo lasso di tempo si consiglia di riposare a letto evitando di esporsi a qualsiasi tipo di sbalzo di temperatura.

Influenza: i falsi miti da sfatare

Il primo falso mito da sfatare – impresa molto ardua, tra l’altro – quando si parla di influenza è la seguente: “Gli antibiotici combattono l’influenza”. Facile capire perché la notizia sia falsa: l’influenza viene provocata da un virus, contro i quali gli antibiotici sono completamente inutili. L’unico caso in cui questi aiutano la guarigione è l’eventuale presenza di complicanze respiratorie quali bronchiti, sinusiti o polmoniti (provocate da batteri). A volte, quindi, meglio affidarsi ai classici rimedi della nonna.

Altra fake news è “Chi si vaccina, non si ammala mai”. Il vaccino ovviamente copre il virus dell’influenza in circolazione ma non copre l’organismo contro quelli parainfluenzali: questi sono certamente meno intensi ma comunque prevedono il manifestarsi di sintomi simili. L’utilità del vaccino è senza dubbio quella di diminuire l’incidenza, limitare gli effetti collaterali e il rischio di complicanze. Altra fake news: “Dopo tre giorni, il malato non è più contagioso”. Ciò è assolutamente falso poiché non è possibile stabilire un tempo entro il quale il virus non sarà più pericoloso. Sarebbe molto meglio dire che ogni organismo ha una sua reazione agli agenti infettivi, senza contare che si è già contagiosi quando il virus è in incubazione. L’influenza, in linea di massima, dura 7 giorni o poco più.

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