Bradiaritmia, cos’è? La causa esatta della morte di Davide Astori

La bradiaritmia è un problema cardiaco impossibile da prevedere e che può portare al decesso anche un atleta giovane e in forma come Davide Astori: di che si tratta esattamente e quali sono le sue caratteristiche.

Alla morte del calciatore Davide Astori è stato assegnato un nome e un cognome: bradiaritmia, ovvero una causa di morte naturale dovuta al rallentamento del battito cardiaco finché il muscolo semplicemente si ferma. Non a caso il capitano della Fiorentina è stato trovato nel suo letto, ancora sotto le coperte, proprio come si era coricato la sera prima. L’Ospedale Humanitas ha descritto più nel dettaglio il problema, affermando che si tratta di un’aritmia caratterizzata da un disturbo nella formazione o nella conduzione dell’impulso elettrico.

In condizioni normali questo impulso elettrico si genera nel nodo seno atriale e viene condotto attraverso gli atri e in seguito ai ventricoli mediante il nodo atrioventricolare e il sistema di conduzione intraventricolare specializzato, ma in caso di bradiaritmia si verifica un disturbo nella genesi o nella conduzione dell’impulso finché si arriva a basse frequenze sinusali e persino ad un’improvvisa assenza della genesi del battito.

Per quanto sia impossibile prevenire i disturbi bradiaritmici, esistono dei campanelli d’allarme da non trascurare: debolezza, affaticamento, capogiro, lipotimia, sincope. A volte alla base del problema può esserci una terapia: in quel caso la sospensione di quella terapia risolve il problema. Altre volte occorrerà invece impiantare un pacemaker. Non esistono programmi di prevenzione eppure la familiarità del disturbo deve portare ad una maggior attenzione e, nello specifico, ad una valutazione aritmologica.

A volte la bradiaritmia viene definita anche ‘la sindrome del cuore d’atleta’ poiché i fisici molto allenati solitamente sono accompagnati da un ritmo più lento del normale, intorno ai 50-60 battiti al minuto. Il professor Valerio Sanguigni, cardiologo e docente di Medicina interna all’Università di Roma Tor Vergata, ha spiegato a Corriere.it cosa può accadere: “Il ritmo del cuore può scendere molto al di sotto della soglia di sicurezza, soprattutto durante la notte con conseguenze anche fatali. In questi casi le pause tra un battito e l’altro possono essere troppo lunghe e portare o a un arresto cardiaco, oppure all’interruzione di ossigenazione del cervello con conseguente ischemia”.

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