Le ricerche che sottolineano i disagi provenienti da internet e social media sono in continuo aumento. I più a rischio sono sempre i giovani, poiché ovviamente sono loro a plasmare le proprie giornate intorno alla tecnologia e ai confort ad essa legati. Da tempo si parla di FoMO, letteralmente “Fear of missing out”, che deriva dal timore che i propri amici si divertano in propria assenza.
Il dispiacere nasce dal vedere foto, video o messaggi di stato dei propri contatti, intenti nelle più svariate attività: da una gita fuori porta ad una cena, da una rimpatriata tra vecchi compagni di scuola ad un pomeriggio di shopping. I ragazzi più sensibili cominciano a credere che gli altri vivano a pieno la propria vita, al contrario di se stessi. Non solo: nei casi più gravi si comincia addirittura a pensare che il divertimento dei propri amici derivi proprio dalla propria assenza e che ci sia qualcosa di sbagliato nel proprio atteggiamento.
Facile capire come queste sensazioni possano diventare vere e proprie patologie. Non a caso sono cominciati una serie di studi volti a delineare questo nuovo campo. Lo scopo principale è quello di capire la reale portata del disagio e le sue dirette conseguenze. I risultati emersi hanno innanzitutto stabilito che sono gli studenti i soggetti più a rischio, poiché il confronto con i propri coetanei è quotidiano e serrato. In secondo luogo, i ricercatori dell’Università di Otago hanno notato che la FoMO non deve assolutamente essere presa sotto gamba: su un totale di 432 studenti presi in esame, la percentuale dei soggetti a rischio era superiore al 20 per cento.
Per loro, il pericolo più grande è l’abuso di alcol, ma non solo. La FoMO può condurre infatti all’apatia e alla depressione cronica. Attenzione quindi agli atteggiamenti mostrati dagli adolescenti: un legame spasmodico con il proprio smartphone e un’aggressività superiore alla media possono nascondere qualcosa di molto più grave.
Foto: Facebook
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