I bambini obesi sono più lenti a pensare: è questo il dato emerso da un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Cerebral Cortex” che ha evidenziato un legame tra l’essere in sovrappeso e la capacità di risolvere i problemi. Secondo gli scienziati della University of Michigan State (Illinois), di fronte alle prove cognitive i bambini affetti da obesità avrebbero maggiore difficoltà a rispondere alle domande e manifesterebbero segni di processi di pensiero più lenti e faticosi.
La ricerca è stata effettuata misurando le reazioni di 74 bambini e bambine di età compresa tra i 7 e i 9 anni, metà dei quali avevano un alto indice di massa corporea. I tempi di reazione dei bambini più “pesanti” sono risultati più lunghi del 7 per cento in un primo test e del 15 per cento in un secondo. Inoltre, nel corso dell’analisi, i bambini obesi hanno dato un numero maggiore di risposte sbagliate rispetto ai bambini magri e hanno dimostrato di avere processi cognitivi meno sviluppati nella corteccia prefrontale e nella corteccia cingolata anteriore.
Secondo uno studio congiunto delle Università di Strathclyde, Dundee, Georgia e Bristol, pubblicato sull’International Journal of Obesity, l’obesità comprometterebbe anche il rendimento scolastico di bambini e adolescenti, riducendo i loro voti soprattutto in materie come scienze, matematica e inglese. Per gli studiosi questo si verificherebbe soprattutto nelle ragazze, mentre per i ragazzi il dato non è ancora certo.
L’obesità infantile è un tema cruciale anche in Italia: secondo un documento del Ministero della Salute, i bambini con abitudini alimentari scorrette sono diminuiti dal 2008 ad oggi, ma sono ancora troppi, come anche quelli con comportamenti sedentari: nel 2012 i bambini sovrappeso nel nostro Paese sono scesi dal 23,2 per cento del 2008/09 al 22,1 per cento e gli obesi dal 12 per cento del 2008/09 sono passati al 10,2 per cento, ma l’Italia resta ancora ai primi posti d’Europa per l’eccesso ponderale infantile.
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