Boom rimozione dei tatuaggi: dolore, costi e perché non tutti vanno via

Un tatuaggio è per sempre… o forse no. Il boom delle rimozioni è un fenomeno che fa riflettere ma non si tratta di una soluzione adatta a tutti.

Dopo il boom dei tatuaggi è arrivato anche il boom dei pentiti dei tatuaggi. Sono in molti, infatti, quelli che hanno deciso di eliminare quel segno permanente sulla propria pelle. I motivi possono essere i più disparati, da un amore finito alle mode che cambiano. Gli esempi noti non mancano: Melanie Griffith ha modificato il cuore nel quale c’era il nome dell’ex marito Antonio Banderas, Angelina Jolie ha cancellato alcune scritte collegate alla storia d’amore con Brad Pitt, dopo il divorzio Belen Rodriguez ha eliminato il tatuaggio sulla spalla identico a quello di Stefano De Martino giudicandolo forse “troppo vistoso e cheap”. E la lista potrebbe andare avanti senza indugi.

I problemi comunque non mancano visto che togliere un tatuaggio non è poi così semplice. Prima di tutto bisogna considerare i costi: sono necessarie in media tra le 3 e le 8 sedute e per ciascuna bisogna sborsare 150-200 euro. In secondo luogo, chi cambia idea sul proprio tatuaggio deve mettere in conto anche un certo dolore fisico visto l’operazione può essere accompagnata da sensazioni di calore intenso oppure da piccole punture sulla pelle, nonostante la possibilità di utilizzare una crema anestetica. Infine, non tutti possono raggiungere il risultato sperato. Gli esperti fanno sapere che con tatuaggio su cinque non può essere eliminato, se si tratta di quelli colorati sulle gambe.

Nonostante i laser di ultima generazione – in combinazione con innovative tecniche di asportazione (la carbossiterapia è molto gettonata: dopo che il laser ha frantumato il tatuaggio, la carbossiterapia facilita il deflusso linfatico allontanando ogni frammento) – abbiano alzato al 75-80 per cento la percentuale di successo della rimozione, va precisato che solo nel 38 per cento dei casi non rimane alcuna traccia di pigmento sulla pelle. Nel restante 62 per cento bisogna fare i conti con alterazioni del tessuto epiteliale, zone ipocromiche o residui di colore. Ma quali motivazioni spingono alla rimozione? Prima di tutto ragioni estetiche: il tatuaggio non è ben eseguito o semplicemente non piace più. C’è poi qualcuno che vuole cancellarlo poiché legati ad un ricordo non più gradito, altri che si vergognano di mostrarli infine c’è chi deve rinunciare al proprio tatuaggio per motivi di lavoro.

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