Morte in Svizzera per Loris Bertocco, paralizzato dal 1977 e abbandonato dallo Stato

Loris Bertocco ha scelto il suicidio assistito in Svizzera: un incidente nel 1977, una malattia agli occhi e altre complicazioni rendevano ormai insopportabile la sua vita.

Loris Bertocco è stato particolarmente sfortunato: il 30 marzo 1977 il suo ciclomotore è stato investito da un’automobile e le conseguenze sono state gravissime. Nell’impatto si sono fratturate le vertebre C5 e C6, il che l’ha reso completamente paralizzato. L’intervento cui si è sottoposto presso l’ospedale di Padova, il ricovero all’ospedale civile di Vicenza e le terapie offerte dall’ospedale al Mare di Lido di Venezia hanno però migliorato la sua situazione. Nel 1980 Loris riusciva a camminare con le stampelle (con l’aiuto parziale di una persona), riusciva a fare pipì da solo e conduceva un programma di musica e attualità in radio.

Una caduta avvenuta nel 1982 proprio mentre camminava con le stampelle ha reso necessaria un’operazione all’omero. Nel frattempo è sopraggiunto un problema all’occhio: c’è stata una grossa emorragia e nessuna operazione è riuscita a contrastare la sua retinite degenerativa con retinoschisi. Loris è è stato dichiarato ipovedente nel 1987 e cieco assoluto nel 1996. L’uomo non si è abbattuto e, al contrario, ha aumentato le sue battaglie civili sia come consigliere comunale che attraverso numerose manifestazioni. Il matrimonio con l’italo-americana Anamaria ha alleggerito il suo fardello ma il peggioramento delle sue condizioni – dovuta ad una frattura somatica delle vertebre L1 e L3 – ha creato una nuova crisi.

Per Anamaria è stato troppo e ha chiesto il divorzio. In più era stato abolito il servizio di leva sostitutivo (gli veniva assegnato un obiettore come sostegno quotidiano) e trovare qualcuno che riuscisse ad aiutarlo nelle sue normali attività non era affatto facile. Piano piano ha avuto bisogno di assistenza 24 ore su 24. Sua sorella è affetta da sclerosi multipla ed è invalida al 75%, la madre è ultra-ottantenne e i 1000 euro percepiti dalla Regione Veneto per pagare parzialmente un assistente non garantivano una copertura sufficiente. Loris ha ricordato con affetto Mirela, che l’ha aiutato ogni giorno per ben 4 anni. Molti amici gli sono restati accanto anche nell’ultimo tragico periodo ma la continua perdita di autonomia è diventata per lui insopportabile.

A chi gli ha detto che c’era ancora tempo, Loris ha risposto che non era così. “Io sono stato e sono ancora convinto che la vita sia bella e che sia giusto goderla in tutti i suoi vari aspetti, sia quelli positivi che quelli negativi. Questo è esattamente quello che ho fatto sempre nonostante l’incidente”, ha scritto Loris nel suo testamento pubblicato su Repubblica.it. “Credo in questo momento che la qualità della mia vita sia scesa sotto la soglia dell’accettabilità e penso che non valga più la pena di essere vissuta”. Prima di essere chiuso in un istituto come un vegetale, l’uomo ha scelto il suicidio assistito in Svizzera. Il suo ultimo pensiero si è rivolto, proprio come avvenuto nel caso di Dj Fabo e Davide Trentini allo Stato italiano: “Avrei voluto che fosse il mio Paese, l’Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. […] Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria.

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