Fuoco di Sant’Antonio: cos’è, il vaccino funziona ma tutti lo ignorano

Il fuoco di Sant’Antonio è una malattia che colpisce la cute e le terminazioni nervose: si verificano 1,7 milioni di nuovi casi ogni anno eppure in molti ignorano che esiste un vaccino.

Si chiama Herpes Zoster o Fuoco di Sant’Antonio ed è una malattia tanto dolorosa quanto comune. Il virus colpisce il nervo sensitivo e la cute circostante, causando innumerevoli disagi. Il virus che lo provoca è lo stesso della varicella: in altre parole, si tratta di una riattivazione del virus Varicella-Zoster (VZV). Se la varicella solitamente si manifesta in età pediatrica, il fuoco di Sant’Antonio lo fa soprattutto in età adulta. Non è possibile prevedere chi si ammalerà con certezza ma in 2 casi su 3 il paziente ha superato i 50 anni: tutta colpa del sistema immunitario che si indebolisce con l’avanzare dell’età.

Ma in cosa consiste esattamente il legame tra fuoco di Sant’Antonio e varicella? Semplice da spiegare: dopo la guarigione dalla varicella, il virus Varicella-Zoster rimane latente nei gangli sensitivi del midollo spinale e nel tronco encefalo. Il sistema immunitario ne impedisce la riattivazione, tuttavia il naturale declino del sistema immunitario rende più probabile la sua ricomparsa dopo i 50 anni. In Europa pressoché ogni adulto ha contratto la varicella, visto che si parla del 95 per cento della popolazione. Per questo motivo è vastissima la fetta di popolazione a rischio: ogni anno si verificano 1,7 milioni di nuovi casi di cui 157mila solamente in Italia. Numeri da brivido, a ben riflettere: si registrano 18 casi ogni ora con un’incidenza di 6,3 per 1.000 individui l’anno.

Ciò che viene sottovalutato e spesso anche ignorato è l’esistenza di un vaccino, previsto in forma gratuita per gli over 65 secondo quanto stabilito dal nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale. Il problema di fondo è di tipo comunicativo: il rischio di ammalarsi viene percepito in maniera concreto solamente da coloro che già si sono ammalati in passato. Trattandosi di una patologia particolarmente resistente alle terapie antalgiche vale davvero la pena esporsi al pericolo oppure ci si potrebbe tirare fuori concedendosi il vaccino? Chi ha conosciuto il fuoco di Sant’Antonio non può che parlarne con terrore: il 40 per cento ha dichiarato che il dolore provato ha compromesso la propria vita professionale con una perdita di circa 13 giorni lavorativi, mentre il 55 per cento ha sottolineato che nella fase più acuta addirittura non è stato più in grado di gestire autonomamente molte delle normali attività quotidiane. Vaccinare tutta la popolazione è l’unico modo per prevenire le conseguenze associate al Fuoco di Sant’Antonio. La somministrazione consiste in una sola dose ed ha dimostrato un alto grado di tollerabilità ed efficacia. Il dibattito – e la doverosa riflessione – sono destinate ad andare avanti.

Fuoco di Sant’Antonio: cos’è, il vaccino funziona ma tutti lo ignorano

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