Interviste

Elisabetta Sorbellini, dermatologa: “Con il filler è la gestione degli inconvenienti a fare la differenza”

Elisabetta Sorbellini, dermatologa: "Con il filler è la gestione degli inconvenienti a fare la differenza"

La dott.ssa Elisabetta Sorbellini è una dermatologa dello Studio Rinaldi di Milano nonché membro dell’International Hair Research Foundation (IHRF). In un recente workshop che si è tenuto presso il Dipartimento di Scienze cliniche sperimentali dell’Università degli Studi di Brescia, la dott.ssa ha avuto modo di sottolineare i rischi di un filler fatto male e ha stilato un decalogo volto ad evitare qualsiasi tipo di rischio. VelvetBody ha approfondito il tema nel corso di un’intervista.

Dott.ssaSorbellini, come fare per riconoscere, in modo pratico, i veri professionisti di cui potersi fidare?
Prima di tutto che sia un medico! A volte non è necessariamente così, ho sentito storie di filler somministrati al tavolino di un bar da persone non qualificate. In secondo luogo, deve essere un medico con specialità attinente: un dermatologo, un chirurgo oppure un medico estetico. Deve saper trattare la pelle. Gli effetti collaterali possono capitare a chiunque ma è la loro gestione a fare la differenza.

Anche il prezzo è un indicatore importante…
Un filler non può costare 50euro. Basti pensare che l’acido ialuronico costa al medico 80-100euro a confezione, di conseguenza parliamo di spese già alte per il solo materiale. A questo va aggiunto il rischio che si prende il professionista, perciò il trattamento di solito ha un prezzo che va dai 300 agli 800euro. In caso contrario bisogna capire che c’è qualcosa che non va o che la qualità è scarsa.

Quali sono i primi segnali di un intervento fatto male?
Prima di tutto va precisato che non tutti gli effetti collaterali sono elencati nella casistica. Di solito eventuali problemi sorgono dopo qualche giorno: si può trattare ad esempio dell’effetto Tyndall, ovvero una trasparenza azzurrognola dovuta ad un trattamento antirughe troppo denso, che passa massaggiando l’area interessata. Nel solco naso-labiale ci possono essere dei problemi se non si raggiunge l’arteria. Si avrà così uno sbiancamento, un cambiamento nel colore della pelle. L’area più pericolosa, infine, è quella tra le due sopracciglia: è raro, ma se si danneggia l’arteria degli occhi si rischia la cecità irreversibile. Ecco perché bisogna fidarsi solo a medici competenti.

In cosa dovrebbe consistere un piccolo “kit” per contrastare gli effetti collaterali?
Prima di tutto la ialuronidasi, una sostanza da iniettare quando si toccano le arteriole. Poi creme di nitroglicerina e, perché no dell’aspirina.

Elisabetta Sorbellini, dermatologa: "Con il filler è la gestione degli inconvenienti a fare la differenza"

In un recente work shop ha parlato di nuove tecniche che hanno alzato i livelli di sicurezza e qualità degli interventi. Qualche esempio?
Ci sono nuovi strumenti che permettono di delineare il decorso delle arterie oppure l’ecocolordoppler per capire quali zone trattare e quali no. Ovviamente restano delle variabili personali che nemmeno il medico può prevedere in anticipo.
La grandezza dell’ago e poi un accorgimento fondamentale quando si parla di sicurezza: più è sottile l’ago e più facile sarà iniettare quantità eccessive di prodotto. Oggi esistono due tecniche diverse, la cannula e l’ago. Io preferisco la seconda perché la reputo più sicura. Infine, non si inietta solo l’acido ialuronico: a volte si utilizza il grasso del proprio corpo (come avviene ad esempio sulla fronte) ma i rischi sono più elevati e ad intervenire deve essere un chirurgo.

Chirurgia estetica negli studi di odontoiatria: cosa ne pensa?
Le zone intorno alla bocca ospitano le arterie bucali e si tratta di grossi rami. Bisogna fare quindi molta attenzione quando si inietta: meglio non esagerare con le quantità che donano un effetto canotto e fanno impennare il fattore di rischio. Ovviamente bisogna vedere se ad intervenire è un medico o un odontoiatra: non si tratta della stessa cosa. Il mio dubbio è che non si posseggano tutte le nozioni anatomiche né una profonda conoscenza dei rischi in cui si può incorrere.

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